Sulle orme di… Emily Carr

Uno spaccato di British Columbia attraverso gli occhi di una donna troppo avanti per il suo tempo

Il primo ricordo vivido che ho di Emily Carr risale a molto più di un quarto di secolo fa, a un’epoca in cui lei viveva a Victoria, British Columbia, artista ancora completamente sconosciuta ai più, e disprezzata, ridicolizzata o persino trattata con ostilità da chi la conosceva come tale. A quei tempi, era una figura familiare che passava lungo Simcoe Street di fronte a casa nostra. Ogni mattina, con una puntualità metodica su cui si sarebbero potuti puntare gli orologi, passava per andare dal droghiere o dal macellaio. Spingeva davanti a sé una carrozzina vecchio stile in cui era seduto il suo animale domestico preferito, Woo, una piccola scimmia giavanese agghindata in un costume a tinte sgargianti nere, rosse e marroni che Emily le aveva cucito. Mentre camminava, le saltavano intorno sei o otto bobtail dal pelo arruffato, appartenenti alla cucciolata che allevava per poi vendere. Mezz’ora dopo, la vedevi tornare, con la carrozzina strapiena di pacchi e pacchettini; Woo la seguiva balzellando all’estremità di un guinzaglio (…). All’epoca, come tutti i bambini dietro le siepi e la maggior parte dei cittadini che le prestassero un minimo di attenzione, la ritenevo una donna eccentrica di mezz’età che possedeva un caseggiato su Simcoe Street vicino a Beacon Hill Park, si circondava di animali vari – uccelli, scoiattoli, ratti bianchi e la sua amata Woo – e allevava cucciolate di bobtail nel suo ampio giardino.

[Ila Dilworth, Foreword to Klee Wyck, D&M Publishers, 2009 Trad. mia]

beacon hill park
Beacon Hill Park, Victoria, BC

Immagina di essere alla scrivania a lavorare, alzare la testa per un momento e vedere una signora vestita a colori sgargianti passare per la strada con una scimmia in una carrozzina e un branco di cagnolini pelosi al seguito. La considereremmo una vista eccentrica anche oggi, quindi puoi immaginare quanto scalpore suscitasse in una città borghese come Victoria alla fine dell’Ottocento. Essere un’artista non è facile in nessuna epoca, tanto meno per una donna originale, versatile, creativa e fortemente all’avanguardia in una zona del Canada che stava facendo il possibile per svilupparsi a immagine e somiglianza della madrepatria.

Penultima di 9 figli, già da piccola Emily era la bambina incubo di ogni genitore in una società che valorizza l’apparenza: giocava all’aperto invece che con le bambole, cantava alla mucca di famiglia, si arrampicava sugli alberi, cercava di addomesticare i corvi, diceva ciò che pensava con un candore poco apprezzato. Da adulta, è divenuta una donna eccentrica, determinata, con una visione del mondo innovativa e audace, che non è mai scesa a compromessi in ciò che le stava veramente a cuore.
Emily Carr è nata come pittrice, ma io l’ho scoperta come scrittrice per caso, in una delle mie incursioni in biblioteca alla ricerca di ispirazione fuori dal seminato, e i suoi libri hanno subito parlato alle mie insicurezze, a un livello più profondo della semplice narrazione.

Chi ama opere dalla trama intricata e dai ritmi serrati, probabilmente non apprezzerà la sua scrittura. Emily Carr ha scritto principalmente racconti molto brevi, pillole di vita quotidiana, a impronta fortemente autobiografica, intrisi allo stesso tempo di realismo e di qualcosa di etereo un po’ fuori dal tempo. Emily scriveva per se stessa, in parte per alleviare la solitudine, in parte per visualizzare in modo più vivido nella mente i soggetti che si apprestava a dipingere. Il suo quindi è uno stile descrittivo, che vuole essere il più acuto e preciso possibile, senza fronzoli o elementi superflui, come una serie di pennellate di colore veloci e sicure simili alle sue tele. Le sue opere esulano da modelli letterari esistenti, perché in ultima istanza volevano descrivere in modo sincero la sua anima d’artista, senza emulare nessuno.

Qualche operapeacockedit

Gli amanti degli animali apprezzeranno The Heart of a Peacock, una raccolta postuma che ripercorre il rapporto di Emily con gli animali nel corso di tutta la sua vita: da corvi a cagnolini, da ratti a un pavone, fino alla sua carissima scimmia Woo, a cui è dedicata un’intera sezione del libro.

The Book of Small, invece, racconta, attraverso i suoi occhi di bambina, una Victoria in via di sviluppo, la vita in famiglia e la quotidianità della casa, le convenzioni della società e la ricerca di un’identità canadese in un ambiente estremamente inglese.

Klee Wyck, il mio preferito, narra soprattutto del rapporto di Emily con gli indiani delle Prime Nazioni, un rapporto dai tratti delicati e a volte commoventi, descritto con una semplicità intrisa di profondità e affetto. Emily è stata una grande viaggiatrice; impavida, si è spinta sulle isole e nei villaggi aborigeni della British Columbia, da Haida Gwaii alla regione del fiume Skeena, ai villaggi della costa occidentale di Vancouver Island, da sola, adattandosi alle circostanze, rispettando profondamente le culture con cui si trovava a interagire e producendo dipinti (e storie) di qualità pregiatissima.

Klee Wyck
Gitwangak (Haida Gwaii), Emily Carr, 1912, Art Gallery of Ontario, Toronto

The House of All Sorts oggi si intitolerebbe La dura vita dell’AirBnber: è infatti una raccolta simpatica delle disavventure di Emily come affittacamere, in una sorta di cronaca variegata delle esperienze vissute con i suoi affittuari in un AirBnB ante-litteram.

La determinazione di chi crede in quello che fa

Di Emily Carr, oltre che la qualità dei dipinti e delle opere scritte, mi ha colpito la determinazione, il suo aver continuato diligentemente a dipingere, nonostante la completa mancanza di incoraggiamento dal mondo esterno. Emily Carr dipingeva e scriveva come atto di devozione, una forma di comunione con il grande spirito del mondo naturale.

Oggi Emily Carr è un’istituzione in British Columbia e in Canada. A lei è intitolata l’Accademia di Belle Arti e Design di Vancouver e la Vancouver Art Gallery espone una collezione permanente di sue opere. Dalle sue avventure nelle scuole d’arte di Londra e Parigi allo sviluppo graduale in quella che sarebbe diventata la più famosa pittrice di paesaggi del Canada, la storia di Emily, donna più avanti del suo tempo, è un testamento all’individualità e allo spirito umano. E ci insegna a perseguire ciò in cui crediamo, senza mollare. 🙂

skidegate
Skidegate (Haida Gwaii), Emily Carr, 1928, Art Gallery of Ontario, Toronto

[*Disclaimer: tutte le foto nei post sono scattate dalla mia “abile” mano]

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