Redenzione di una disordinata cronica: money!

La terza (e ultima?) parte dell’esperimento è riservata a un argomento che, volenti o nolenti, sta molto a cuore a tutti quanti: lo sporco denaro. Perché i soldi non fanno la felicità, ma ti comprano un bel biglietto aereo per andare da qualche parte, il che (per me) è più o meno la stessa cosa. Devo confessare, con molta vergogna, che fino all’anno scorso avevo un’idea molto vaga dei miei guadagni e il mio obiettivo economico annuale poteva essere riassunto con “abbastanza soldi per vivere”. SBAGLIATISSIMO, sia a livello pratico, sia a livello psicologico.

Come rimediare: Kakebo sì, kakebo no?

Il Kakebo [no, non è una parolaccia] è un simpatico “libro dei conti” giapponese dove annotare entrate e uscite dividendole in categorie (sopravvivenza, optional, cultura, extra). Essendo focalizzato soprattutto sulla gestione responsabile delle finanze, a inizio mese ti viene chiesto di fissare un “obiettivo di risparmio” da raggiungere, che verrà calcolato dopo aver fatto la somma di tutte le entrate e le uscite del mese in questione. Il sistema di divisione in categorie è utile perché ti permette di vedere immediatamente in quali aree tendi a spendere troppo e, per così dire, raddrizzare il tiro. Nonostante sia perfetto per monitorare le spese personali, non è l’ideale per i freelance perché presuppone uno stipendio fisso e non prevede uno spazio dedicato alle spese lavorative. Per ovviare all’inconveniente, io e il mio morbo di Canva abbiamo creato dei template ad hoc che soddisfacessero le nostre esigenze.

Spese Personali

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Per le spese personali, ho semplicemente ricreato la suddivisione del Kakebo, a cadenza mensile invece che settimanale, visto che sono parsimoniosa per natura e non ho una famiglia da sfamare. Per le famiglie è senz’altro più pratico comprare il Kakebo, che è strutturato come un’agenda settimanale e ha quindi molto più spazio. La suddivisione in quattro categorie prevede:

  • spese di sopravvivenza: alimentazione, salute, trasporti
  • optional: vestiti, cosmetici, spese legate al tempo libero
  • cultura: arricchimento culturale e fisico (libri, musei, ecc)
  • extra: emergenze, oggetti di lunga durata (in parole povere, sfighe come la rottura della lavatrice)

Spese Lavorative

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Ho applicato lo stesso principio per le spese lavorative, ma questa volta ho ricavato le categorie dal mio modulo delle tasse. [Per un microbusiness come il mio, qui in Canada per il momento non ho bisogno di affidarmi a un commercialista, ci sono vari software online che mi fanno delle domande e poi compilano tutto per me.] Anche qui la cadenza mensile per me è più che sufficiente.

Guadagni!

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Come ben sappiamo, i clienti che pagano alla consegna di solito si contano sulle dita di una mano, il che rende difficile dare una definizione univoca di guadagno mensile. Cosa considero, infatti, come guadagno mensile? L’importo che ho fatturato o quello che ho effettivamente messo in saccoccia? Per ovviare alla questione esistenziale, ho diviso i guadagni in due parti, un maialino sorridente ciascuno: i guadagni reali a sinistra e la cifra fatturata a destra. La colonna CAD (dollari canadesi) serve a me per la conversione quando vengo pagata in altre valute.

Ricapitulescion

monthly-review

Infine, c’è una panoramica del mese. Inizio controllando tutto il denaro sparso tra le varie piattaforme, nel mio caso conto canadese, conto italiano e due conti Paypal divisi per valuta. Nelle nuvolette invece vanno i totali: tutte le spese, tutti i guadagni e tutto il fatturato del mese. Poi abbiamo l’IVA da “restituire” e i crediti d’imposta per cui posso chiedere il rimborso. Infine l’importo risparmiato per il tale mese.

I vantaggi di questo metodo rispetto al caos totale precedente sono abissali (non che ci volesse molto): ho già tutto in ordine in vista del fatidico momento del calcolo delle tasse, ogni mese so esattamente quanto ho guadagnato e a che punto sono rispetto all’obiettivo annuale, so quanto ho risparmiato e di conseguenza quando concedermi uno sfizio o quando ridurre le cene a base di sushi.

E con questo, i modelli organizzativi da persona ossessivo-compulsiva sono (quasi) finiti! Avrei un piccolo bonus, creato più per diletto che per la sua utilità effettiva… ma magari ne parliamo la prossima volta! 😉

Come al solito, se hai consigli e suggerimenti, condividili pure nei commenti 🙂

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2 thoughts on “Redenzione di una disordinata cronica: money!

  1. Ah, anch’io è il dilemma esistenziale del fatturato vs incassato!
    Ma spiegami: stampi i template e fai i conti a mano? Io uso Excel, che è comodo, ma forse facendo DAVVERO i conti si è più consapevoli…

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    1. Più che a mano, con calcolatrice alla mano 🙂 Immagino dipenda dalle persone, per me scrivere a mano è un metodo per metabolizzare le cose, me le ricordo meglio. E, soprattutto per le spese, il template stampato è questione di comodità… arrivo a casa con degli scontrini, scrivo l’importo sul foglio e non ci penso più.

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