Esperimento Branding DIY – Sito internet fai da te? Si può

Siamo arrivati all’ultimo appuntamento dell’esperimento branding diy, la parte probabilmente più impegnativa e che richiede più tempo: il sito internet. Farsi creare il sito da un web designer professionista, si sa, può essere dispendioso, con cifre che partono all’incirca dagli 800-1000 euro. Se hai la disponibilità economica di investire in un sito professionale già dall’inizio, ben venga; io ho un debole per Websites for Translators: tutti i siti da loro realizzati sono super-curati, sprizzano professionalità e freschezza, sono perfettamente in linea con il mio gusto personale. Il fatto che siano specializzati in siti per traduttori è un fattore da non trascurare, significa che capiscono meglio le esigenze del nostro mercato specifico. Facci un pensierino.

Se invece non sei esattamente Paperon de’ Paperoni, all’inizio anche un sito fai-da-te può funzionare. La rete pullula di tutorial, guide per dummies, forum di assistenza per i meno tecnologici: basta armarsi di tanta pazienza e altrettanta determinazione. In altre parole, se ce l’ho fatta io, ce la possono fare tutti. Ecco qualche consiglio (spero) utile basato sulla mia esperienza.

Dappertutto troverai scritto che è meglio evitare le piattaforme gratuite tipo wordpress.com e simili. Sono d’accordo. Piattaforme del genere vanno bene per i blog (tipo questo, nato esclusivamente per essere un blog, senza velleità di espansione a fini di lucro), ma non sono ideali per un sito che deve rappresentare il tuo brand.

Hosting e domain: Prima di tutto è necessario scegliere la piattaforma che ospiterà il tuo sito (web hosting) e come ti chiamerai (il tuo domain name). Non mi dilungherò a parlare di cose che non so, ma consiglio di leggere qualche blog di informatica e/o guardare tutorial su YouTube prima di scegliere. [Qui puoi trovare un articolo molto chiaro che spiega bene la differenza e dà qualche consiglio]  Molti sono sponsorizzati e offrono sconti per il primo anno di attività del sito. Io ho scelto SiteGround perché ha server sia qui in Nord America che in Europa e sembra avere un eccellente servizio di supporto.

È il momento di iniziare a lavorare al sito! Ho scelto di utilizzare WordPress, perché è molto intuitivo e mi ci ero già trovata bene con il blog. Una volta installato, mi sono trovata un bel tutorial su YouTube e ho seguito pedissequamente le istruzioni per la home page e un paio di altre pagine principali.

Consiglio importantissimo: Se decidi di usare WordPress e il tutorial non te lo dice (come è successo a me), assicurati di installare il child theme del tema che hai scelto, altrimenti tutte le modifiche che apporti andranno magicamente perse nell’etere ogni volta che è disponibile un aggiornamento. Il Child Theme in pratica funziona come una copia di un documento word, quando vuoi fare modifiche senza perdere l’originale. [NB. E non farti ingannare su internet dai tutorial che fanno sembrare l’installazione del Child Theme un’impresa impossibile. C’è un plugin chiamato Child Themify che rende il processo rapido e indolore]

Una volta capito come funzionano widget e plugin, come cambiare colori e font, come impostare immagini di sfondo, ho iniziato a scostarmi sempre di più dai tutorial e a personalizzare ogni pagina in base alle mie esigenze.

Quando ho iniziato a “giocare” con il mio sito, avevo già la mia copy pronta, la struttura del sito scritta a grandi linee su un foglio di carta e la mia palette (anche se poi qualche ritocco in corso d’opera è normale e lecito). Mi sono data un mese e mezzo per portare avanti il progetto nei ritagli di tempo, senza sacrificare il lavoro. Ho visto le pagine prendere forma lentamente, modificarsi in base all’ispirazione del momento, semplificarsi laddove l’idea era troppo ambiziosa. Ho evitato come la peste qualsiasi operazione troppo complessa che prevedesse l’uso avanzato di css, php, html – non parlo mr. robottese e tutti quei codici mi terrorizzano – ma il sito ne è uscito indenne, a testimonianza del fatto che anche dummies possono creare siti dignitosi.

Meglio un sito semplice online che un sito offline in attesa di essere perfetto. Se aspetti che il tuo sito sia perfetto, non vedrà mai la luce del giorno. Potrà sempre essere scritto meglio, essere più intuitivo, con grafica migliore, in sette lingue, con SEO così azzeccata da saltare al n.1 di Google in un attimo. Guess what? Sono tutte cose che puoi modificare in corso d’opera, intanto fai il primo vero passo, quello che spaventa tutti (tanto più gli introversi che hanno paura di confrontarsi con il mondo esterno come la sottoscritta), buttati, metti il sito online. Il mio – che ha visto la luce circa 20 minuti fa! – è ancora solo in inglese, con la SEO tutta da migliorare, una pagina blog intonsa e quella portfolio ancora in costruzione… la strada è ancora lunga, ma pare che chi ben comincia sia a metà dell’opera. 🙂

webimage

E con la presentazione ufficiale del sito di Ikigai Translations si chiude questo mese di esperimenti di personal branding fai da me. Spero ti sia stato utile e ti abbia motivato a iniziare il percorso nei meandri del branding.

Se hai consigli o feedback, se trovi errori o cose che non ti piacciono, scrivimi! L’ho chiamato esperimento per un motivo: nessuna verità assoluta, tante prove ed errori, ma anche tanto entusiasmo e voglia di renderlo sempre migliore 🙂

E se ti va, lascia pure un commento con il tuo sito internet, un pochino di visibilità in più non guasta mai 😉

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