Bologna Children’s Book Fair: dove l’editoria incontra la fantasia

fiera bologna

La settimana scorsa, ho depennato dalla mia lista di “prime volte” il partecipare a una fiera del libro internazionale da (più o meno) addetta ai lavori. Ora, onde evitare di essere tacciata di impostura, ci tengo a precisare che la mia unica esperienza di traduzione letteraria per bambini e ragazzi risale a quando avevo 17 anni e, da brava sorella maggiore, facevo la “traduzione simultanea” dell’ultimo libro di Harry Potter alla mia sorellina che non aveva la pazienza di aspettare l’uscita della traduzione italiana (poi, giustamente, se l’è comprata lo stesso).

La letteratura per ragazzi, tuttavia, è un genere che mi affascina molto e che, con la mia sindrome di Peter Pan, sento molto vicina alla mia personalità e nel cui ambito quindi mi piacerebbe lavorare. La fiera del libro di Bologna, tenutasi nel capoluogo emiliano dal 4 al 7 aprile, mi è sembrata quindi un buon punto di partenza per:
esplorare e farmi un’idea di come funzionano le cose nell’editoria per ragazzi
imparare da persone più esperte di me
smerciare bigliettini da visita qua e là
fare incetta di cataloghi e di gadget utili e inutili

Il delirio d’onnipotenza da badge che mi assale ogni volta che metto al collo la targhetta con il nome, un po’ alla Frodo Baggins, è durato ben poco di fronte alla vastità dei padiglioni da visitare, alla ricchezza del programma e al quantitativo di folla presente in ogni dove. In nome di Sua Maestà Credibilità, vi fornirò qualche cifra: 1200 espositori provenienti da 98 paesi, 131 agenti letterari, 9 mostre, 166 incontri, 24.000 metri quadrati di spazio (fonte: qui).

Qualsiasi traduttore esperto vi consiglierà di fare i compiti a casa prima di partecipare a questo genere di eventi, di farvi una lista degli incontri a cui assistere e delle case editrici che vi interessano nello specifico, insomma, di avere un progetto di visita mirato e funzionale. Tutti consigli che sottoscrivo al 200%, avere un piano d’attacco è sempre una buona idea. Ciò detto, con la mancanza di buon senso che mi contraddistingue, io ho deciso di praticare lo sbaraglio deliberato. [Dicasi sbaraglio deliberato l’attività consapevole e volontaria di scorrazzare amabilmente tra gli stand senza un obiettivo preciso] Ma andiamo con ordine.

ESPLORARE e FARMI UN’IDEA DI COME FUNZIONA L’EDITORIA PER RAGAZZI  
Essendo la mia prima fiera, uno dei miei obiettivi era l’esplorazione. Ho scelto lo sbaraglio deliberato per vedere tutto, immagazzinare quante più informazioni possibili, prendere spunti e non precludermi niente. Restringere il campo solo agli stand inerenti alle mie combinazioni linguistiche mi sembrava un po’ limitante. Ho aguzzato la vista e le orecchie, sfogliato libri e cataloghi, fotografato di tutto e di più, per avere una visione a 360 gradi dell’evento.

Mix libri Bologna

IMPARARE DA PERSONE PIU ESPERTE DI ME  
Nonostante lo sbaraglio, avevo un’idea chiarissima sugli incontri del Translators Café a cui volevo assistere e nessuno di essi ha deluso. Interessantissima la tavola rotonda organizzata per i cent’anni dalla nascita di Roald Dahl, in cui si è parlato non solo delle difficoltà traduttive che i suoi romanzi per bambini presentano (si vedano ad esempio le filastrocche degli Umpa Lumpa), ma anche della sua produzione per adulti, che personalmente non conoscevo e che mi ha davvero incuriosito.
[Chi fosse interessato ai racconti “vietati ai minori” può dare un’occhiata qui).

Roald Dahl 100 anni
Pieno di spunti divertenti e di preziosi consigli anche l’intervento tenuto dal mitico duo composto da Valentina Daniele e Loredana Serratore su vantaggi e svantaggi del tradurre a quattro mani, con esempi su acronimi, parole inventate, rime, nomi parlanti e chi più ne ha più ne metta. (Se vi siete persi il mio post sul recente workshop tenuto da Valentina lo trovate qui).

Loredana e Valentina fantasy translation
Altra tavola rotonda ricca di informazioni pratiche è stata quella che ha visto come protagoniste alcune esponenti di case editrici indipendenti italiane (Il Castoro, Babalibri, Sinnos e Topipittori), che hanno fatto luce sui criteri da loro valutati nella scelta dei libri da far tradurre e pubblicare: molto utile per capire il punto di vista di chi sta dall’altra parte.
In un momento di fangirlismo ho abbandonato il Translators Café per assistere alla conferenza stampa di Veronica Roth, scrittrice della trilogia di Divergent, un po’ per far rosicare le mie sorelle, un po’ perché mi incuriosiva capire come una mia quasi coetanea sia passata nel giro di pochi mesi da ordinaria ragazza universitaria americana a multimiliardaria conosciuta in tutto il mondo con milioni di copie vendute. Il segreto pare sia un mix di tenacia, bravura e una botta di… fortuna smodata.

SMERCIARE BIGLIETTI DA VISITA  [Failed]
Altra ragione dietro allo sbaraglio di cui sopra è la mia totale incapacità di “vendermi” o di attaccare bottone con persone in carne e ossa. Sarei a malapena in grado di vendere ghiaccioli a dei pinguini nel Sahara (probabilmente glieli regalerei). Vista la mia timidezza patologica ho deciso di fare le cose per gradi, senza pretendere da me stessa qualcosa di irrealistico che sarebbe solamente andato a minare la mia autostima. Per questa volta mi sono accontentata di fare da spettatrice (anche se due o tre biglietti da visita sono riuscita a lasciarli) e di concentrarmi invece sul networking con colleghe traduttrici, andato invece a gonfie vele e che mi ha permesso di conoscere “dal vivo” persone fantastiche da cui ho molto da imparare.

FARE INCETTA DI CATALOGHI E GADGET  √ con lode
Il non aver distribuito tanti biglietti da visita non significa che non ne abbia portati a casa, anzi. Ho raccolto cataloghi e contatti delle case editrici con cui mi piacerebbe collaborare, conto di studiarmi le loro linee editoriali e valutare se potrebbe essere realistico proporre qualcosa. Essere in grado di iniziare un’email evitando l’aberrante Dear Sir/Madam e poter rompere il ghiaccio con un commento/complimento sulla fiera sono piccoli accorgimenti da non sottovalutare.
Quanto ai gadget, la foto parla da sola. Uno su tutti: la borsa di tela dei Moomin con cui ora mi aggirerò orgogliosa per le strade hipster di Vancouver, in gonnellina a scacchi e converse di due colori diversi.

cataloghi libri fiera bologna

Alla fine della fiera (mai locuzione fu più azzeccata), i miei consigli sono:

  1. Non importa se sei non hai esperienza, vale sempre la pena partecipare a questo genere di eventi
  2. Avere un piano è importante, ma non averlo può rivelarsi altrettanto interessante in certe situazioni
  3. Se gli editori non ti si filano, fai un bel sorriso e prendi il loro biglietto da visita
  4. Sii una spugna: assorbi tutte le informazioni possibili e immaginabili per usarle a tuo vantaggio
  5. Non portare tanta pecunia, perché potresti spenderla tutta nel giro di poche ore 😉
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3 thoughts on “Bologna Children’s Book Fair: dove l’editoria incontra la fantasia

  1. Ciao Federica,
    Sono contenta di averti trovato perchè parli di cose che mi interessano molto e in più (bonus) scrivi in modo meraviglioso.
    Ti faccio tantissimi auguri per il tuo itinerario professionale in questo campo. Chi cerca, trova…
    M.

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