5 lezioni di vita e sulla traduzione che ho imparato dalla mia vacanza alle Hawaii

Panorama Hawaii

Sappiamo tutti quanto sia difficile per noi traduttori mantenere un equilibrio sano tra lavoro e vita privata, quanto sia difficile spegnere la nostra “modalità lavoro” che tende a rimanere costantemente attiva in un angolo remoto della nostra mente. Come le app dei nostri smartphone erodono inesorabili tutti i nostri dati mensili, un kilobyte alla volta, la modalità lavoro lasciata perennemente accesa sgranocchia la nostra sanità fisica e mentale e, senza neanche accorgercene, un giorno ci ritroviamo super stressati e completamente privi di energie.

La settimana scorsa, dopo diversi mesi senza una pausa degna di tal nome, ho indossato una delle mie maglie a righe colorate, fatto le valigie e, come Merlino, al grido di Honolulu, arrivo! mi sono teletrasportata in quel di Waikiki, sull’isola di Oahu, Hawaii. Per scelta, ho lasciato la mia modalità lavoro accesa in sottofondo, con l’intenzione di proseguire un po’ con un lavoro con scadenza a lungo termine e di rimanere disponibile per progetti minori. Tuttavia, il Grande Spirito delle Hawaii aveva in serbo un altro destino per la sottoscritta. Dopo la prima notte, il wifi dell’appartamento ha avuto la brillante idea di diventare così lento da rendere il caricamento di ogni pagina una vera agonia, dichiarando ufficialmente aperta la mia VACANZA. E, a quanto pare, era esattamente ciò di cui avevo bisogno. Essere finalmente in vacanza, nel vero senso della parola, si è rivelato a dir poco liberatorio e mi ha dimostrato che prendersi una settimana per sé non solo non è la fine del mondo, ma è necessario al nostro benessere psico-fisico. Ho avuto tempo di rilassarmi, provare nuove attività e ricaricare le pile per i mesi a venire. Tuttavia, questa vacanza è stata anche un’occasione per imparare, o meglio, per riprendere consapevolezza di alcune lezioni di vita importanti per la mia crescita come traduttrice e come essere umano.

  1. Tradurre è come fare un’escursione turistica: molti possono farlo, pochi sanno farlo bene e con cognizione di causa
    L’escursione del Diamond Head è probabilmente la più popolare e turistica nell’area di Waikiki: meno di due ore di camminata, pendenza non troppo significativa e vista mozzafiato dalla cima. In parole povere, è il tipo d’escursione accessibile più o meno a tutti. Beh, ho visto persone salire con passeggini, in infradito, senza acqua sotto il sole cocente di mezzogiorno, ho visto bambini piangere, persone lamentarsi, inciampare, sanguinare e persone ansimanti a cui avrebbe fatto comodo un bel paio di polmoni nuovi. E poi ho visto persone correre su per il sentiero, con scarpe e attrezzatura adatta, acqua e tutto il necessario. La differenza abissale tra i due gruppi di persone mi ha fatto venire in mente l’errata convinzione popolare secondo cui chiunque parli due lingue sarebbe in grado di tradurre. Magari questi ultimi riusciranno a comunicare il messaggio di fondo, proprio come le persone in infradito o tacchi sono riuscite più o meno ad arrivare in cima al Diamond Head, ma sono pochi quelli in possesso degli strumenti adatti, delle conoscenze e dell’esperienza per tradurre professionalmente, in modo efficiente e garantendo gli standard qualitativi necessari per essere definiti “traduttori“.

    Diamond Head
    Diamond Head Crater Hike – Way up and view from the top
  2. Allarga continuamente i tuoi orizzonti ed esci dalla tua comfort zone
    Hanauma Bay Snorkeling. Essendo nata in una città di mare, l’esplorazione dei fondali con maschera e boccaglio non rappresentava nulla di nuovo per me. Tuttavia, il mio modesto mare Adriatico con i suoi granchi e tristi pesciolini grigi non è esattamente paragonabile all’oceano con i suoi coralli e le sue migliaia diverse di pesci. Benché non privo di difficoltà (costituite soprattutto dalle onde e dai ricci di mare pericolosamente vicini alla mia povera pelle indifesa), fare snorkeling nel Pacifico si è rivelata essere un’esperienza magnifica. Un buon promemoria di come, nella vita e nella nostra professione, espandere i nostri orizzonti e uscire dalla cosiddetta comfort zone sia fondamentale per scoprire ciò di cui siamo davvero capaci e superare i nostri limiti.

    Snorkel and fins
    Ready for some snorkeling
  3. Non lasciare che la routine e la pigrizia spengano il tuo entusiasmo e la tua creatività
    Nonostante, per via della mia sindrome di Peter Pan, tutte le occasioni per dedicarsi ad attività per bambini siano buone, erano almeno dieci anni che non costruivo castelli di sabbia. Non per una questione di orgoglio o “reputazione”, mi sono semplicemente impigrita. Nel corso degli anni, crogiolarmi al sole ascoltando della musica è diventata gradualmente un’attività più allettante che scavare tunnel nella sabbia e sporcarmi le mani. Tornare a giocare con la sabbia è stata una sorta di ventata d’aria fresca, ho percepito quella scintilla di creatività ed entuasiasmo che avevo da bambina e mi sono ripromessa di coltivare questa sensazione di gioia e di meraviglia e di applicarla alla mia professione, cercando di non diventare pigra o troppo arrogante solamente perché “l’ho già fatto tante volte”. Non bisogna mai smettere di guardare le cose da prospettive diverse e con gli occhi pieni di meraviglia dei bambini.

    Sand star translator
    Sand star… with a special touch!
  4. Mai smettere di imparare nuove parole, nuove lingue e di scoprire culture diverse
    Da amante delle lingue, non potevo esimermi dal dedicare un paragrafo all’affascinante lingua e cultura hawaiiana. Appena atterrata ad Honolulu, la mia conoscenza della lingua ammontava a ben tre parole: Aloha, Mahalo e Ohana (grazie Lilo e Stitch!).
    Purtroppo, le opportunità di trovare indicazioni o frasi complete in hawaiiano per le strade o in luoghi pubblici sono di fatto pari a zero, tuttavia sono riuscita a farmi spiegare da una guida locale il significato di alcune parole: la sottile complessità della lingua e l’armonia dei suoi suoni mi hanno molto colpito. Una parola semplice come Aloha, ad esempio, viene utilizzata per i saluti, ma anche per esprimere affetto e per indicare uno stile di vita caratterizzato da un rapporto molto profondo con la natura. Tra le (poche) parole che ho imparato, la mia preferita è Keiki, che significa bambini. Non so bene perché, ma alle mie orecchie ha un suono pieno di affetto e tenerezza. Per quanto riguarda la cultura hawaiiana, ho avuto modo di prender parte a una lezione di Ukulele e imparare a realizzare le collane di fiori tradizionali (Lei), ho visitato il Centro Culturale Polinesiano, ho potuto assistere a un Luau e provare un’ampia varietà di cibo tradizionale. Nonostante l’estrema turisticità del luogo, se si prova a scavare un po’ sotto la superficie, ci si accorge che questa cultura misteriosa trasmette armonia, pace e profonda gratitudine per la natura che ci circonda.
    hawaii mix
  5. Infine, passare sei giorni con la mia famiglia canadese mi ha ricordato l’importanza di preferire le persone al lavoro. La nostra carriera è importante e solo determinazione e duro lavoro possono portarci il successo e la gratificazione professionale a cui aspiriamo; tuttavia, alla fine della fiera, ciò che compensa tutti i nostri sforzi e dà loro un significato sono le persone che ci vogliono bene e ci supportano e anche loro meritano un po’ del nostro tempo.OhanaMahalo per l’attenzione 🙂
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