Di voli pindarici e altre creature sconosciute: la mente multiforme del traduttore e l’arte del procrastinare

voli pindariciQuesta settimana avevo in programma la scrittura di un post sul cosiddetto “time management”, che sarebbe molto banalmente la gestione del proprio tempo, poi, come spesso accade, l’aereo delle mie buone intenzioni è stato abilmente dirottato dalla mia mente diabolica e ne è venuto fuori qualcosa di completamente diverso.

La mente del traduttore, forse per deformazione professionale o per sua natura intrinseca, lavora incessantemente, è una fucina di parole, espressioni, strategie, idee sempre in movimento, sempre alla ricerca di qualcosa in più, di qualcosa di meglio. Me la immagino, la mente del traduttore, come nel bellissimo film Disney Inside Out: un grande schermo su cui le idee vengono proiettate alla velocità della luce, ognuna messa a fuoco per qualche secondo prima di essere soppiantata da qualcosa di differente, mentre Gioia, Tristezza, Rabbia e compagnia bella corrono qua e là nel disperato tentativo di capirci qualcosa e catalogarle tutte.inside-out-emotions

Leggende metropolitane narrano che il traduttore, per tenere a bada queste idee, giri sempre con carta e penna oppure, se più tecnologico, con uno smartphone in grado di registrare note vocali. È tutto vero, la strana creatura chiamata traduttore non ama farsi cogliere impreparata. Io di solito sono più per il caro vecchio pezzo di carta, scrivere a mano mi aiuta a dare forma in modo più coerente ai segnali che il mio cervello cerca di trasmettermi. Non sempre però è possibile avere carta o cellulare con sé. Sotto la doccia? Durante una lezione in palestra o una nuotata in piscina? Ed eccole lì le idee migliori, che si presentano puntuali come un orologio svizzero quando non possiamo annotarle.

Oggi, tra gli strumenti a disposizione del traduttore, ci sono dei software per il riconoscimento vocale, Dragon e compagnia, che pare riducano i tempi di lavoro perché, per questioni fisiche secondo cui l’essere umano parla più velocemente di quanto scriva, dettare una traduzione è più rapido che digitarla su una tastiera. Chapeau, idea geniale. A me, però, piacerebbe inventassero un software per il riconoscimento delle idee nel cervello, per le occasioni di cui sopra. Non so se capita anche a voi, ma io ho le idee migliori in quel limbo tra il sonno e la veglia prima di addormentarmi, là dove il sogno e la realtà entrano in contatto e si accende la famosa lampadina. Mi riprometto di scrivere tutto una volta sveglia e, la mattina seguente, l’idea c’è, ma tutti i dettagli sono spariti, inghiottiti nella notte da fatine, unicorni o sogni inquietanti in cui di solito qualcuno cerca di assassinarmi. Perciò ecco, io vorrei un programma in grado di leggere tutte le idee nella lampadina e convertirle per iscritto in un pensiero di senso compiuto, magari anche elaborato con buona sintassi, accenti messi al posto giusto e lessico ricercato.

Altro problema del multiforme animo del traduttore è l’arte del procrastinare, spesso dettata da curiosità più che da noluntas (perché, che ci crediate o meno, i traduttori amano profondamente il proprio lavoro). Così, mentre scrivi un post per il blog, ti ritrovi a leggere articoli di psicologia clinica sui vari tipi di sdoppiamento della personalità; mentre stai trascrivendo un’intervista su pazienti affetti da arteriopatia periferica ti ritrovi magicamente a pianificare i tuoi corsi CPD in campo medico per i prossimi dieci anni; mentre stai ritwittando articoli inerenti alla professione ti perdi nei meandri del subdolo social media e un’ora dopo sei lì che guardi Ted Talks sulla psicolinguistica come se non ci fosse un domani. [Gli esempi NON si riferiscono a persone e fatti puramente casuali]. Confermo inoltre l’esistenza di casi patologici, che riescono a perdere il filo anche mentre si dedicano ad attività di relax, tipo la sottoscritta che estrapola terminologia e crea glossari dalle serie TV che sta guardando, impiegando due ore a finire una puntata da 40 minuti.IMG_20160207_095050

Di metodi anti-procrastinazione ne esistono migliaia – pomodori, zuccherini, conti alla rovescia, timer a intervalli, bombe ad orologeria – io quello infallibile purtroppo ancora non l’ho trovato, ma il giorno in cui inventerò e brevetterò delle briglie per il cervello sarete i primi a saperlo. E ora, se volete scusarmi, mi è appena venuta un’idea per il prossimo post…

Advertisements

One thought on “Di voli pindarici e altre creature sconosciute: la mente multiforme del traduttore e l’arte del procrastinare

Dì la tua!

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out / Change )

Connecting to %s