Come scegliere il nome di un blog: Il Paese delle Meraviglie tra genio e aberrazione

translation blog words in wonderland
cc National Geographic

Lo confesso, l’idea di aprire questo blog mi terrorizzava e non poco.
E se i miei post fossero noioisi o ridicoli o, peggio ancora, scritti male? E se non piacessero a nessuno? E se nessuno proprio li leggesse? Il proverbio dice che coi se e coi ma la storia non si fa. O anche che se mia nonna avesse le ruote sarebbe una cariola. Io la vedo così: se Alice non si fosse buttata (in tutti i sensi) e non avesse seguito il Bianconiglio, sarebbe stata una ragazzina come mille altre e chissà a quale altra storia mi sarei dovuta ispirare per il blog. Perciò, ho deciso anch’io di iniziare quest’avventura buttandomi nel rabbit hole delle mie insicurezze, “out of my comfort zone”.

Da brava ragazza studiosa (e paranoica) ho fatto i miei compiti: ho letto centomila blog di altri traduttori, consigli di marketing, articoli su come, quando, cosa postare e perché, come pubblicizzare il blog e chi più ne ha più ne metta. Il blog ideale deve essere professionale ma non banale, deve avere un tocco di originalità e di personalità, rispecchiarti senza parlare sempre di te, essere informativo, interessante, tenuto con una certa regolarità; il suo layout deve essere chiaro, accattivante, coerente e studiato. Insomma, spontaneo ma curato.

Alla luce di tutto questo, l’idea di utilizzare il Paese delle Meraviglie come concetto di fondo può essere interpretata come accattivante (lo so, nel titolo ho esagerato parlando di genio, ma al web l’iperbole piace), perché fresca, innovativa e un po’ fuori dalle righe, oppure come incosciente e fallimentare (l’aberrazione di cui sopra), perché può veicolare un’immagine infantile, poco professionale, di inesperienza.

Io oscillo costantemente tra le due opinioni, come se fossi affetta da disturbo bipolare maniacale, su una spalla ho l’angioletto che mi fa credere di aver avuto l’idea del secolo e sull’altra il diavolo a ricordarmi che in realtà tutto finirà in un fallimento colossale, insomma mi sento un po’ il Kronk della situazione. In ogni caso, oltre che per la mia passione per i libri di Lewis Carroll e i suoi derivati, ho scelto questo filo conduttore perché la traduzione è il mio Paese delle Meraviglie. Sarà banale, sarà il pensiero ingenuo di una traduttrice idealista e ancora un po’ inesperta, ma per me tradurre è una miscela di magia e di mistero, di novità e di sfida, di continua ricerca e apprendimento.

Questo lungo discorso per dire che la scelta del titolo e dell’impostazione di fondo di un blog deve rispecchiare, secondo me, la visione che ciascuno ha dell’argomento di cui andrà a parlare (la traduzione, nel mio caso) . Se è un po’ fuori dagli schemi, ma rappresenta te e le tue idee, allora ne vale la pena. Ovviamente nei limiti del buon senso. Per quanto mi sarebbe piaciuto piazzare in homepage una gigantografia di Johnny Depp in versione cappellaio matto e decorare il blog con immagini di tea party e stregatti, ciò avrebbe leso la mia credibilità e l’idea di professionalità creativa che il mio progetto vuole veicolare. Per fare un esempio altrettanto estremo, avrei potuto impostare un blog serioso e professionalissimo, in bianco e nero e quasi privo di immagini, ma di me, lì dentro, non ci sarebbe stato nulla. Come in molte cose quindi, in medio stat virtus.

In un mondo super tecnologico come quello attuale, in cui è facilissimo nascondersi dietro a un tweet, a un post su facebook o a una foto con un bel filtro su Instagram, in cui tutto è studiato per vendere, io credo che le persone apprezzino, leggano e comprino ciò che percepiscono come genuino, quando emerge la personalità di chi quel contenuto o prodotto l’ha creato.
Per questo, penso che sia fondamentale che il vostro blog o sito internet rappresenti VOI e LE VOSTRE IDEE.

Words in Wonderland sarà un successo? Sarà un flop? Ancora è presto per dirlo, ma comunque vada saprò di non aver snaturato me stessa e la mia visione della traduzione.

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